"GODETEVI LA VITA!" 

11 Novembre 2024

โ€œ๐†๐จ๐๐ž๐ญ๐ž๐ฏ๐ข ๐ฅ๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š!". Queste furono le ultime parole, appena un sussurro, che il nonno pronunciรฒ sul letto di morte. Le sue labbra si piegarono in un sorriso tenue, e per un istante tutto sembrรฒ sospeso, come se il tempo stesso avesse deciso di trattenere il respiro per onorare quell'uomo che aveva dato cosรฌ tanto amore. Intorno a lui c'erano i nipoti, gli occhi lucidi di lacrime e le mani strette a cercare un po' di quella forza che il nonno non aveva piรน. Alle loro spalle, i genitori e gli altri parenti assistevano alla scena con il cuore spezzato, consapevoli che quelle parole non erano soltanto un addio, ma lโ€™ereditร  piรน grande che potesse lasciargli.

๐ˆ๐ฅ ๐ง๐จ๐ง๐ง๐จ ๐ž๐ซ๐š ๐ฌ๐ญ๐š๐ญ๐จ ๐ฎ๐ง ๐ฎ๐จ๐ฆ๐จ ๐ฌ๐ฉ๐ž๐œ๐ข๐š๐ฅ๐ž, ๐ฎ๐ง ๐ ๐ข๐ ๐š๐ง๐ญ๐ž ๐๐ข ๐ฌ๐š๐ ๐ ๐ž๐ณ๐ณ๐š ๐ž ๐ฅ๐ž๐ ๐ ๐ž๐ซ๐ž๐ณ๐ณ๐š. Non era uno di quei vecchi burberi con lo sguardo stanco e i pensieri rivolti al passato; lui, al contrario, guardava al futuro, al mondo che sarebbe venuto, e amava viverlo fino in fondo. I nipoti lo sapevano bene: lui era il piรน moderno di tutti loro. โ€œ๐‹๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š ๐ฏ๐š ๐ฏ๐ข๐ฌ๐ฌ๐ฎ๐ญ๐š, ๐ง๐จ๐ง ๐ฌ๐ฎ๐›๐ข๐ญ๐šโ€, ripeteva spesso, tra una risata contagiosa e le sue storie intrise di avventure, insegnamenti e aneddoti capaci di incantare chiunque.

๐€๐ฅ ๐ฌ๐ฎ๐จ ๐Ÿ๐ฎ๐ง๐ž๐ซ๐š๐ฅ๐ž, ๐ฅ๐š ๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š ๐ž๐ซ๐š ๐ ๐ซ๐ž๐ฆ๐ข๐ญ๐š. Io ero seduto negli ultimi banchi, confuso tra la folla che si accalcava per dare un ultimo saluto a quellโ€™uomo straordinario. Ho ascoltato in silenzio i nipoti che gli rendevano omaggio, ognuno con una voce tremante ma fiera, ricordando le sue ultime parole, quelle che aveva detto con il poco fiato che gli restava: โ€œ๐†๐จ๐๐ž๐ญ๐ž๐ฏ๐ข ๐ฅ๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š!โ€. Ci fu un momento di silenzio che sembrรฒ infinito, rotto solo dai singhiozzi soffocati e dai sorrisi timidi di chi ricordava con affetto quell'uomo che aveva saputo toccare ogni cuore che incontrava.

๐”๐ฌ๐œ๐ž๐ง๐๐จ ๐๐š๐ฅ๐ฅ๐š ๐œ๐ก๐ข๐ž๐ฌ๐š, mi sono fermato ad ascoltare i discorsi della gente che, sebbene spezzata dal dolore, non riusciva a trattenere qualche risata. Bastava un ricordo, un piccolo aneddoto, per riportare in vita il sorriso del nonno, quel sorriso che donava luce anche nei momenti piรน bui. Ma quei discorsi, cosรฌ calorosi e umani, improvvisamente cambiarono. ๐’๐ข ๐ฉ๐š๐ซ๐ฅ๐š๐ฏ๐š ๐๐ž๐ข ๐ ๐ข๐จ๐ฏ๐š๐ง๐ข ๐๐ข ๐จ๐ ๐ ๐ข: di quelli che impugnano armi anzichรฉ abbracci, di quelli che si isolano dietro a schermi e parole vuote. Si parlava della rabbia e della solitudine che troppo spesso si prendono il posto della gioia.

Ero turbato da quelle riflessioni, perchรฉ mi sembrava che il messaggio del nonno fosse ancora piรน importante ora, come un faro che guida in mezzo alla tempesta. Mi chiedevo quanto sia prezioso il ruolo di chi educa, di chi insegna senza grandi discorsi, ma con la propria vita. Uomini e donne capaci di mostrare che, alla fine, bastano poche cose per essere felici: il rispetto per se stessi e per gli altri, la gentilezza, e la voglia di sorridere, anche quando sembra impossibile.

๐…๐จ๐ซ๐ฌ๐ž ๐žฬ€ ๐๐ข ๐ช๐ฎ๐ž๐ฌ๐ญ๐จ ๐œ๐ก๐ž ๐š๐›๐›๐ข๐š๐ฆ๐จ ๐›๐ข๐ฌ๐จ๐ ๐ง๐จ, pensai camminando. Di un nonno saggio, per ogni giovane che si sente perso. Di qualcuno che gli dica, con amore e semplicitร , che la vita รจ troppo breve per sprecarla con lโ€™odio, con la paura, con lโ€™ansia di essere perfetti. Di qualcuno che ricordi loro che la vita va vissuta in pienezza, anche quando sembra difficile.

๐“๐จ๐ซ๐ง๐š๐ข ๐š ๐œ๐š๐ฌ๐š ๐œ๐จ๐ง ๐ข๐ฅ ๐œ๐ฎ๐จ๐ซ๐ž ๐ฉ๐ข๐ฎฬ€ ๐ฅ๐ž๐ ๐ ๐ž๐ซ๐จ. ๐€๐ฏ๐ž๐ฏ๐จ ๐ซ๐ข๐œ๐ž๐ฏ๐ฎ๐ญ๐จ ๐ฎ๐ง๐š ๐ฅ๐ž๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ž ๐ข๐ง๐š๐ฌ๐ฉ๐ž๐ญ๐ญ๐š๐ญ๐š, ๐ฎ๐ง ๐๐จ๐ง๐จ ๐ฉ๐ซ๐ž๐ณ๐ข๐จ๐ฌ๐จ ๐Ÿ๐š๐ญ๐ญ๐จ ๐๐ข ๐ฅ๐š๐œ๐ซ๐ข๐ฆ๐ž ๐ž ๐ฌ๐จ๐ซ๐ซ๐ข๐ฌ๐ข. ๐„, ๐ง๐ž๐ฅ ๐ฌ๐ข๐ฅ๐ž๐ง๐ณ๐ข๐จ ๐๐ข ๐ช๐ฎ๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐ง๐จ๐ญ๐ญ๐ž, ๐ข๐ฅ ๐ฆ๐ž๐ฌ๐ฌ๐š๐ ๐ ๐ข๐จ ๐๐ž๐ฅ ๐ง๐จ๐ง๐ง๐จ ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฎ๐จ๐ง๐š๐ฏ๐š ๐š๐ง๐œ๐จ๐ซ๐š: โ€œ๐†๐จ๐๐ž๐ญ๐ž๐ฏ๐ข ๐ฅ๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š.โ€


Giorgio La Marca