IL VECCHIO CAMPO DI CALCIO

27 Ottobre 2024

Da ragazzi, Luca, Davide, Marco e Gianni vivevano per i pomeriggi al campetto di quartiere. Non cโ€™era niente di speciale: una rete sgangherata, qualche pietra a segnare i confini del campo, e tanta polvere. ๐„๐ฉ๐ฉ๐ฎ๐ซ๐ž, ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ฅ๐จ๐ซ๐จ ๐ž๐ซ๐š ๐ข๐ฅ ๐ฆ๐จ๐ง๐๐จ ๐ข๐ง๐ญ๐ž๐ซ๐จ. Correvano fino al tramonto, tra risate e urla di esultanza, con la promessa che sarebbero rimasti amici per sempre.

๐†๐ฅ๐ข ๐š๐ง๐ง๐ข ๐ฉ๐š๐ฌ๐ฌ๐š๐ซ๐จ๐ง๐จ, ๐ž ๐ฅ๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š ๐ฅ๐ข ๐š๐ฅ๐ฅ๐จ๐ง๐ญ๐š๐ง๐จฬ€. Chi era partito per lavorare, chi aveva cambiato cittร , chi semplicemente era rimasto impigliato negli impegni e nei doveri. Il campetto rimase lรฌ, silenzioso, a custodire ricordi di estati lontane.

๐”๐ง ๐ฉ๐จ๐ฆ๐ž๐ซ๐ข๐ ๐ ๐ข๐จ, mentre tornava in cittร , Luca decise di fare una deviazione. Arrivรฒ al campo e si fermรฒ, osservando quelle porte arrugginite, quel terreno ormai coperto di erbacce. Sembrava piรน piccolo di come lo ricordava, ma il cuore gli batteva come allora. Prese il telefono e mandรฒ un messaggio a tutti: "๐‘ฝ๐’Š ๐’—๐’‚ ๐’–๐’๐’‚ ๐’‘๐’‚๐’“๐’•๐’Š๐’•๐’‚, ๐’„๐’๐’Ž๐’† ๐’‚๐’Š ๐’—๐’†๐’„๐’„๐’‰๐’Š ๐’•๐’†๐’Ž๐’‘๐’Š?"

๐‹๐š ๐ซ๐ข๐ฌ๐ฉ๐จ๐ฌ๐ญ๐š ๐š๐ซ๐ซ๐ข๐ฏ๐จฬ€ ๐ช๐ฎ๐š๐ฌ๐ข ๐ฌ๐ฎ๐›๐ข๐ญ๐จ. Uno alla volta, gli amici si fecero vivi, increduli ed emozionati. E cosรฌ, una sera dโ€™estate, si ritrovarono lรฌ, come se il tempo si fosse fermato. Giocavano, ridevano, si abbracciavano come i ragazzini che erano stati. Ogni scivolata nella polvere, ogni sorriso aveva il sapore di qualcosa di unico, di un legame che il tempo non era riuscito a spezzare.

A fine partita, rimasero a lungo, seduti sul bordo del campo, guardando le stelle sopra di loro. In quel silenzio complice, ๐ฌ๐ข ๐ซ๐ž๐ฌ๐ž๐ซ๐จ ๐œ๐จ๐ง๐ญ๐จ ๐๐ข ๐ช๐ฎ๐š๐ง๐ญ๐จ ๐Ÿ๐จ๐ฌ๐ฌ๐ž ๐ฉ๐ซ๐ž๐ณ๐ข๐จ๐ฌ๐จ ๐ช๐ฎ๐ž๐ฅ ๐ฉ๐ข๐œ๐œ๐จ๐ฅ๐จ ๐ฉ๐ž๐ณ๐ณ๐จ ๐๐ข ๐ฆ๐จ๐ง๐๐จ, e di quanto fosse importante tenersi stretto ciรฒ che avevano condiviso.

Da quella sera, ogni estate tornarono al campetto, perchรฉ ๐š๐ฏ๐ž๐ฏ๐š๐ง๐จ ๐ข๐ฆ๐ฉ๐š๐ซ๐š๐ญ๐จ ๐œ๐ก๐ž, ๐ง๐ž๐ฅ๐ฅ๐š ๐ฏ๐ข๐ญ๐š, ๐œ๐ข๐จฬ€ ๐œ๐ก๐ž ๐œ๐จ๐ง๐ญ๐š ๐๐š๐ฏ๐ฏ๐ž๐ซ๐จ ๐žฬ€ ๐š๐ฉ๐ฉ๐ซ๐ž๐ณ๐ณ๐š๐ซ๐ž ๐œ๐ก๐ข ๐œ๐ข ๐ก๐š ๐ซ๐ž๐ฌ๐ข ๐ช๐ฎ๐ž๐ฅ๐ฅ๐ข ๐œ๐ก๐ž ๐ฌ๐ข๐š๐ฆ๐จ.


Giorgio La Marca